L'amico che non sapevo di avere

submitted 6 hours ago by Valera223 to Gaming

Trasferirsi in una nuova città a quarant'anni suonati è una di quelle cose che non consiglierei al mio peggior nemico. L'azienda per cui lavoro mi ha spostato dalla sede di Napoli a quella di Torino per una promozione, e io, gnorri, ho accettato. Sei mesi dopo, mi ritrovo in un bilocale grigio al quarto piano, con la nebbia fuori dalla finestra e zero amici all'orizzonte. A Napoli lasciavo una vita intera: gli amici di sempre, i parenti, il mio bar sotto casa. Qui, la sera, l'unico compagno è il telefono.

Quella sera di gennaio era particolarmente pesante. La nebbia sembrava un muro, e il riscaldamento faceva un rumore assurdo. Dopo l'ennesima cena davanti alla tv, presi il telefono e cominciai a navigare. Un ex collega, qualche settimana prima, mi aveva parlato di un sito dove giocava per passare il tempo. "Ogni tanto ci faccio un giro su vavada online casino", mi aveva detto. "Niente di serio, giusto per non impazzire la sera". All'epoca non ci avevo dato peso, ma quella sera, per noia, decisi di cercarlo.

Atterrai sulla pagina, e rimasi colpito dalla grafica. Era colorata, allegra, quasi mi tirava su di morale. Mi registrai, feci il login, e scoprii che davano un bonus di benvenuto. Caricai 20 euro, tanto per provare. E cominciai a guardarmi intorno. C'erano slot di tutti i tipi, ma io sono sempre stato un tipo da giochi di logica. Scelsi il poker, una variante semplice, il Texas Hold'em. Mi sembrava un modo per tenere la mente allenata.

Iniziai a giocare a un tavolo con puntate basse. All'inizio ero impacciato, sbagliavo, perdevo mani che non avrei dovuto perdere. Ma piano piano, cominciai a ricordare le strategie, a leggere gli avversari, a capire quando bluffare. E poi, successe una cosa inaspettata: cominciai a vincere. Non tanto, ma abbastanza da tenermi incollato allo schermo. 25 euro, 30, 40. Il conto saliva lentamente.

Ma la cosa più bella non era la vincita. Era la compagnia. Al tavolo c'erano altri giocatori, con nickname strani, e tra una mano e l'altra si scambiavano battute. C'era "PokerKing74" che scherzava sempre, "MammaRita" che si arrabbiava quando perdeva, "Giuseppe1960" che dava consigli a tutti. Per la prima volta da quando ero a Torino, mi sentii parte di qualcosa. Di un gruppo, di una comunità virtuale, ma pur sempre una comunità.

Giocai per tre ore, quella sera. Alla fine, il conto era a 78 euro. Avevo quasi quadruplicato la posta. Ma più dei soldi, mi portai a letto un sorriso. Avevo passato una serata in compagnia, anche se virtuale. Nei giorni successivi, tornai su quel tavolo. Ritrovai gli stessi giocatori, e cominciammo a conoscerci. "PokerKing74" era un ragazzo di Palermo, "MammaRita" una signora di Bologna, "Giuseppe1960" un pensionato di Firenze. Scherzavamo, ci sfottevamo, ci scambiavamo consigli. E io, piano piano, uscii dalla mia solitudine.

Una sera, dopo un mese, successe l'imprevedibile. Ero in testa al torneo serale, una gara con una cinquantina di giocatori. Avevo accumulato un bel gruzzoletto, circa 200 euro. Ma a un certo punto, rimasi testa a testa con "PokerKing74". Lui mi sfotteva: "Allora, napoletano, hai paura?". Io risi e rilanciai. Alla fine, vinsi io. Ma la cosa bella fu che, dopo la partita, lui mi scrisse in privato. "Grande, sei forte. Ma sai una cosa? Dovresti venire a giocare con noi dal vivo. Io e Giuseppe siamo di Firenze, organizziamo una partita ogni mese. Ti va?".

Rimasi di sasso. Una partita dal vivo? Con persone che conoscevo solo online? Ci pensai su un attimo, poi accettai. Il sabato successivo presi il treno per Firenze. Li trovai in un circolo ricreativo, un posto semplice, con tavoli verdi e luci soffuse. "PokerKing74" si chiamava Marco, ed era un ragazzo simpaticissimo. "MammaRita" era Rita, una signora sulla sessantina con una parlantina incredibile. E "Giuseppe1960" era Giuseppe, un ex bancario in pensione. Passammo il pomeriggio a giocare, ridere, mangiare panini. Sembrava di conoscersi da una vita.

Tornato a Torino, quella sera, ripensai a tutto. A come una serata di noia, un clic su vavada online casino, mi avesse regalato non solo qualche vincita, ma degli amici veri. Persone con cui ancora oggi, a distanza di mesi, mi sento e ogni tanto vedo. Il gioco era stato solo il pretesto. La vera vincita era stata quella.

Ora, ogni volta che apro quel sito, non cerco più la fortuna. Cerco i miei amici, quelle facce nascoste dietro nickname ormai familiari. E quando Marco mi scrive "Allora, ci vediamo sabato?", io sorrido e penso a quanto sia strano il destino. A volte, la solitudine ti porta dove non avresti mai immaginato. E un gioco online può diventare la porta per una vita nuova.